Ho apprezzato molto la suggestione del titolare dell’Alighieri Cafè, Mirko Colanzi, sulla pedonalizzazione di piazza Garibaldi: l’opinione pubblica si abbandona spesso all’immaginario comune dove l’esercente è pervicacemente aggrappato allo status quo, la realtà invece ci racconta come gli imprenditori di vicinato non solo siano sensibili alle esigenze dei luoghi che abitano con le loro attività, ma proprio per questo prima degli altri ne riescano a vedere le potenzialità inespresse. Tanto che le pedonalizzazioni degli ultimi anni sono state accolte ovunque bene, nonostante la raggiungibilità sia un elemento fondamentale nella sostenibilità aziendale, raggiungibilità che in un contesto dove il trasporto privato motorizzato la fa ancora di gran lunga da padrone coincide con l’accessibilità viaria e la disponibilità dei parcheggi.
Il tema è però molto più grande, e questo gli esercenti del Centro Storico e degli assi commerciali urbani lo sanno bene, e riguarda la vivibilità dei nostri quartieri: luoghi non solo liberi dal traffico, ma che sperimentano strategie che ne aumentino il valore intrinseco, a partire dalla mitigazione climatica, in una delle estati che segnerà probabilmente uno spartiacque su come dobbiamo cominciare a ripensare i luoghi della nostra socialità nelle stagioni sempre più estreme. Oasi urbane, dove le persone, cittadini e turisti, possano trovare non solo conforto termico ma anche estetico, conviviale, architettonico.
Colanzi non solo immagina una piazza che non sia più un parcheggio, ma la immagina verde, fiorita, bella, viva, soprattutto: abitata dalle persone e dalla natura. In passato sono state operate pedonalizzazioni tout-court, chiudendo al traffico senza prevedere un vero percorso di riqualificazione: il risultato è stato l’impoverimento commerciale, lo svuotamento fine a sé stesso.
Non solo queste sottovalutazioni non vanno più intraprese, ma va aggiunto un ulteriore elemento: riqualificazioni attraverso l’uso del verde, dell’arredo urbano naturale, della creazione di spazi urbani d’ombra e di riposo, per rendere le nostre città non luoghi da evitare con le temperature più severe, ma luoghi da vivere e da frequentare perché pensati per accogliere, per proteggere.
Il Centro Storico può continuare ad essere fiore all’occhiello, se ripensa e riforma sé stesso per affrontare le sfide che ci aspettano: il cuore della città, che dà l’esempio di come la città deve essere rigenerata.
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