“Bar e Città: una presenza che si sta impoverendo”
L’allarme lanciato dalla Confesercenti prov. le B.A.T. con i comunicati dei giorni scorsi sulla raccolta firme per sostenere la proposta di legge nazionale a vantaggio delle Imprese di Vicinato e per la Rigenerazione Urbana e Commerciale delle nostre Città non va assolutamente sottovalutato. Agli esercizi di vicinato si conferma la crisi del terziario nel settore dei Servizi; particolarmente da attenzionare sono anche i BAR, colpiti anch’essi da una progressiva desertificazione.
Dopo il primo studio sugli esercizi di prossimità, la Confesercenti Nazionale presenta adesso una ulteriore analisi numerica che testimonia, quasi inaspettatamente, l’allargarsi della crisi e della desertificazione commerciale, che colpisce i negozi, ma anche l’intera rete delle attività di prossimità legata ai servizi, BAR e Ristoranti. Tutti sanno che, soprattutto i BAR, sono punti di riferimento per un Paese, un quartiere, una Città; meno Bar significa avere meno luoghi dove incontrarsi, fermarsi e mantenere vitali le relazioni quotidiane.
Accanto a questo aspetto sociale va sottolineato il fattore economico perché la riduzione di questo tipo di attività impoverisce i territori con effetti negativi sui consumi, sulla occupazione e sul gettito fiscale.
Se a livello nazionale, dallo studio* realizzato dall’Ufficio economico di Confesercenti su dati Infocamere, il dato evidenzia un contesto di meno 24.073 imprese in 6 anni, dal 2019 al 2025 con una perdita di ca 11 al giorno, ben può comprendersi l’effetto devastante sulla ns. economia nazionale.
Non tanto diversamente il quadro che emerge dalla analisi dei dati relativi sia alla nostra Provincia B.A.T che ai nostri Comuni Capoluogo; entrambi denotano una situazione preoccupante ed in chiaroscuri quando vengono comparati alla nostra Regione Puglia, al SUD ed all’Italia. Rispetto alla situazione relativa ai Comuni capoluogo della ns. Provincia B.A.T. (il dato è cumulato per i ns. Capoluoghi), per esempio, si evidenzia, nel periodo 2019 – 2025, a fronte di una presenza iniziale dell’anno 2019 di 565 imprese registrate, nel 2025 si sono ridotte a 525 con un calo numerico di meno 40 imprese, rappresentando una variazione negativa del 7,1 %, con una ricchezza perduta di 12 milioni di euro. Dato molto preoccupante se lo si paragona agli altri Comuni Capoluogo della Puglia (- 5,5%), con un differenziale di – 1,6%; ed al dato SUD (meno 4,3%) con un differenziale di -2,8%; va meglio se il dato viene paragonato a quello dell’Italia che si attesta paurosamente al – 15,6%, con un differenziale di + 8,5%.
Anche se prendiamo in esame il dato relativo alla intera Provincia B.A.T, la situazione si presenta molto critica. A fronte di un n° di imprese registrate nell’anno 2019, pari a 873, il 2025 il n° è sceso a 791, con una loro diminuzione registrata pari a n. 82, con una percentuale del meno 9,4% ed una perdita di ricchezza di 25 milioni di euro. Dati, dunque, preoccupanti, soprattutto se paragonati alla Puglia, che si attesta ad una percentuale del – 6,8% ed al SUD che a sua volta si attesta al – 6,7%. Significa, cioè, avere un differenziale più negativo del – 2,6% rispetto alla regione Puglia; del – 2,7 rispetto al Mezzogiorno. Va solo meglio, magra consolazione, se si paragona il dato a quello nazionale che si attesta ad una criticissima percentuale del – 14.2%, con un differenziale del + 4,8%.
Nell’allegare lo schema dati riferito a tutte le Regioni d’Italia, si può determinare che la contrazione è riconducibile ad una combinazione di fattori, strutturali e congiunturali, che hanno inciso anche sul nostro territorio provinciale. L’aumento dei costi di gestione (Energia, materie prime, affitti e lavoro) rappresenta un fattore causale molto importante ha ridotto di molto i margini di tale tipo di attività, cui si sono aggiunti scontrini medi molto contenuti e la necessità di avere una grande manodopera specializzata. Pesano molto anche la perdita del potere di acquisto delle famiglie; la richiesta più selettiva della domanda e la concorrenza di formule alternative (dalle catene organizzate alla distribuzione moderna dei servizi di consegna).
Nelle Città minori e nei paesi più fragili, altresì, incide l’invecchiamento e la diminuzione della popolazione residente, mentre, nelle Città più grandi, capoluoghi soprattutto, la pressione degli affitti e di altri costi fissi può spiegare una flessione più intensa. Nelle Città grandi e nei Grandi Centri Urbani ha inciso inoltre il lavoro da remoto che ha determinato una diversa distribuzione dei consumi durante la giornata, colpendo inevitabilmente i Bar legati agli uffici, pendolarismo e commercio di prossimità. Come anche le troppo onerose e complesse procedure amministrative, nonché il proliferare di normative e circolari ministeriali varie che, soprattutto nel nostro territorio BAT, a causa di interpretazioni molto restrittive, si sono riflesse sulla quasi impossibilità ad organizzare piccoli intrattenimenti musicali complementari alla somministrazione di alimenti e bevande, hanno di fatto limitato la possibilità di offrire un servizio complementare utile ad aumentare i ricavi.
Se a tutto questo ci aggiungiamo la difficoltà del ricambio generazionale e la carenza di personale specialistico, ben si può comprendere l’accelerazione degli ultimi anni della uscita dal mercato delle imprese meno strutturate. Un unico dato positivo che, nonostante tutto preoccupa per l’andamento futuro, riguarda la maggiore tenuta del meridione e del nostro Territorio provinciale, rispetto ai dati Italia e di altre Regioni competitor, grazie ai territori turistici per i quali la domanda locale, i flussi maggiori di visitatori, nazionali ed esteri, e soprattutto la struttura dei costi ed i diversi modelli di consumo, hanno agito a maggior vantaggio di tali esercizi di somministrazione.
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