Fiducia: Confesercenti, crisi Medio Oriente ‘sfiducia’ consumatori e consumi, incertezza pesa sul commercio

Fiducia: Confesercenti, crisi Medio Oriente ‘sfiducia’ consumatori e consumi, incertezza pesa sul commercio

L’incertezza dovuta alla crisi in Medio Oriente e alle tensioni geopolitiche globali pesa sulle famiglie e sui consumi. I dati Istat di marzo ci restituiscono la fotografia di un quadro instabile e fortemente peggiorato in un solo mese: la fiducia dei consumatori crolla di quasi 5 punti e si posiziona su valori simili a quelli dello scorso aprile, tra i più bassi degli ultimi tre anni. E l’incertezza attanaglia il commercio al dettaglio che vira in negativo: oltre -7 punti per i negozi di vicinato, – 4 per la grande distribuzione.

Così Confesercenti in una nota.

Le famiglie tirano il freno a mano, anche per i timori legati al rialzo dei prezzi di carburanti ed energetici seguiti al conflitto, e si mostrano fortemente caute davanti a scenari di incertezza globale che rendono difficile delineare traiettorie future certe.

È in controtendenza invece il comparto turistico che mostra ancora segnali di dinamicità: ma è favorito dalle imminenti festività pasquali e dei ponti che segnano l’inizio della stagione primaverile, per la quale si potrebbe profilare un recupero endogeno delle presenze.

Il calo della fiducia dei consumatori è significativo: le preoccupazioni legate al conflitto e agli effetti di questo sui prezzi, in particolare su quelli energetici, pesano sulle valutazioni delle. Il timore – condiviso dalle imprese del commercio al dettaglio – è che questo deterioramento del clima abbia un riflesso negativo anche sulla già debole dinamica dei consumi. Secondo le nostre stime, infatti, l’aumento di energia, gas e carburanti potrebbe ‘cancellare’ 3,9 miliardi di euro di aumento della spesa delle famiglie già nel 2026, mentre continuano a crescere quei costi incomprimibili che già condizionano quasi metà dei budget familiari. Sarà dunque fondamentale monitorare la situazione ed intervenire per evitare che lo shock energetico blocchi il mercato interno e la crescita. Serve un piano europeo per abbassare i costi delle materie prime energetiche, ma anche in Italia dobbiamo passare da una logica di emergenza a misure strutturali, che alleggeriscano il peso di fisco ed oneri di sistema che ci fanno pagare bollette tra le più salate d’Europa.

 

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