Vendite: Confesercenti, spesa famiglie ancora in affanno. Faticano i piccoli negozi

Vendite: Confesercenti, spesa famiglie ancora in affanno. Faticano i piccoli negozi

Sondaggio Confesercenti sui saldi estivi: il 61,9% delle piccole imprese della distribuzione moda registra vendite inferiori rispetto allo scorso anno
La spesa delle famiglie è ancora in affanno: il dato Istat sulle vendite al dettaglio del mese di luglio ci consegna un quadro di debole miglioramento, con una variazione media delle vendite anno su anno positiva in valore, dell’1%, e leggermente sopra lo zero in volume, ad indicare che la spesa in termini reali arranca e non riesce a superare la dinamica dei prezzi, seppur in forte contrazione. Inoltre, nel periodo gennaio-luglio le vendite in volume sono ancora ampiamente in campo negativo, -1%, ed in particolare mostrano segnali di forte criticità le piccole imprese con una variazione negativa che raggiunge l’1,8%.

Così Confesercenti in una nota.
Dunque, nonostante i miglioramenti sul fronte del reddito disponibile, l’occupazione che continua a registrare andamenti positivi e da una dinamica inflattiva in netto ridimensionamento, le famiglie stentano ancora ad accrescere in maniera consistente gli acquisti, anche perché stanno ricostituendo le disponibilità di risparmio. Nonostante il mese dei saldi di luglio, nel comparto non alimentare le vendite di abbigliamento e pellicceria crescono solo dello 0,8%, aumento che temiamo trainato da web e grande distribuzione: secondo un sondaggio condotto tra i nostri associati in occasione dei saldi estivi da poco terminati nella maggior parte delle regioni italiane, il 61,9% delle piccole imprese della distribuzione moda che abbiamo interpellato ha registrato vendite inferiori rispetto allo scorso anno, mentre solo il 27,9% segnala una performance stabile e appena il 10,2% in crescita.
Auspichiamo perciò che nei prossimi mesi si manifestino i benefici di una tornata contrattuale che ha recuperato sulla dinamica inflazionistica degli scorsi anni: l’effetto sarebbe più netto, come chiediamo da tempo, se gli incrementi salariali fossero detassati.

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